Viola Davis è crescita in una comunità segregata. Vivere da afroamericana in un piccolo paese del Rhode Island, diviso dal razzismo, l’ha posta di fronte a tante sfide.

'La cultura era predominante era bianca. E ogni giorno a scuola aspettavo dietro la porta che suonasse la campanella. Appena succedeva correvo più veloce che potevo dalla scuola a casa, che era lontano un miglio, perché avevo sempre otto o neve ragazzi che mi rincorrevano con bastoni, mattoni, qualunque cosa potessero trovare. Erano pronti a uccidermi'.

Dopo essere stata tormentata per un lungo periodo, la Davis trovo infine il coraggio di parlare della sua situazione.

'Alla fine lo raccontai a mia madre', ha ricordato.

'Lei mi disse “Viola, voglio che tu prenda con te i miei ferri da maglia e che te li metta in tasca. Se ti fermano ancora, dì loro che li accoltelli'.

Per quanto siano state tragiche, la Davis è grata a queste esperienze piene di dolore perché l’hanno aiutata a crescere.

'Queste esperienze così dure hanno rafforzato molto il mio carattere', ha spiegato.

'Alla fine devi chiederti: “È il mondo che definisce chi sono o sono io a definirmi?”'.

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