Music- News Italy (MN) è riuscito a parlare con l’amabile Vinny May (V), batterista del talentuoso gruppo di Dublino chiamato Kodaline, appena prima del loro show a Belfast. Il gruppo, che è composto da: Steve Garrigan(vox,chitarra,piano), Mark Prendergast(chitarra,vox), Jason Boland(basso,vox) e, ovviamente, Vinny, aveva appena finito di fare un prolungato sound check, provando varie nuove canzoni.

“Questa” dice Vinny “è l’unica vera occasione in cui riusciamo a provare cose nuove come band mentre siamo in tour; canzoni che abbiamo scritto con semplice chitarra acustica o piano vengono rielaborate, per questo spesso il sound check si dilunga un po’!”

È uscito a Giugno di quest’anno il loro primo album ‘In A Perfect World’ con buone risposte sia dai critici sia dal pubblico ed hanno appena iniziato un tour Europeo che arriverà in Italia sabato 7 dicembre a Milano.

MN: Se ti chiedo d’iniziare o finire la frase “In a Perfect World”(in un mondo perfetto)…….?
V:Ahahaha! “In un mondo perfetto, tra 20 anni starò ancora suonando con i miei amici!” ‘Perfect World’ è una canzone presente sul nostro primo EP ed nonostante non sia sull’album, ha tantissima risonanza per tutti noi, perché simboleggia l’inizio della band e le nostre speranze per il futuro a tal punto che volevamo lanciare lo stesso il suo messaggio. Siamo ottimisti per un futuro di crescita costante del gruppo e, chissà, magari fare in modo che il mondo attorno a noi sia un pizzico più luminoso.

MN: La sonorità delle canzoni è profonda, colma di sensibilità e ‘soul’ nei pezzi, dimostrando una maturità ben oltre i confini di un debutto, nel quale impulsività e furore generalmente hanno precedenza.
V: L’album è frutto di un intenso e lungo percorso, sai? Siamo cresciuti tutti a Dublino. Steve e Matt si conoscono dall’età di 8 anni, io loro dall’età di 12; suoniamo da tanto tempo insieme, scriviamo, facciamo show, è perciò inevitabile che tutto questo avesse un peso notevole e che questo sia stato assorbito durante la registrazione.

MN: E più facile essere membro di un gruppo essendo già amici con gli altri da prima?
V: Direi proprio di sì: possiamo essere completamente onesti tra noi, riuscendo cosi a mantenere focalizzata la musica e al tempo stesso la band.

MN: Ci hanno colpito gli arrangiamenti e le melodie vocali, essendo riusciti a trasformare una buona canzone in una ancora più bella, un po’ come è stato per il debutto dei Coldplay ‘Parachutes’. Questo è una cosa su cui lavorate intensamente o viene in modo naturale?
V: Abbiamo tutti fatto parte di vari cori a Dublino durante l’infanzia, perciò le nostre armonie vocali non sono un novità per noi. Curiamo la voce come fosse uno strumento tale e uguale agli altri, perciò diamo ad essa molta attenzione per poterla integrare perfettamente nelle canzoni.

MN: La batteria è quasi sottotono, stile percussionista con sfumature mirate.
V: Ho cominciato a suonare la batteria a 9 anni, iniziando con jazz e blues, più tardi variando verso il rock. Perciò penso di essere abbastanza portato a soddisfare le necessità della canzone in questione ed è sempre questa che dirige cosa e come la suonerò.

MN: Cosa ne pensi della questione download, vinili e per esempio Spotify?
V: Sono cresciuto comprando dischi e cd; lo faccio tutt’ora in realtà. Perciò per me il download non è naturale. Abbiamo registrato l’album a sprazzi durante l’anno siccome eravamo costantemente ‘on the road’ e non fu completato fino a Natale . Ma nonostante non uscì fino a Giugno di quest’anno, l’avevamo comunque sui nostri iPhones, ma non ci è sembrato vero finché non toccammo e coccolammo concretamente la versione vinile e il cd. Abbiamo scritto i testi e tutti i ringraziamenti noi stessi e leggendoli a voce alta tra di noi è stato un vero e proprio ‘buzz’ anche se questo rituale, che facevamo sempre con gli album delle nostre band preferite, sembra essere diventato un “arte” ormai dimenticata. Download, legali o non, e Spotify conferiscono una grande accessibilità alla musica, certo. Anche se gli artisti non sono trattati sempre benissimo, a mio parere, non si deve ridurre tutto alla questione soldi. Se, grazie a queste modalità, più persone si avvicinano alla nostra musica e magari vengono anche a vederci suonare, allora dico: ben venga. Al tempo stesso, però, mi troverai nei negozi di dischi delle città a frugare un po’!
MN: Italia ed Irlanda sono in una situazione simile, economicamente molto difficile, specialmente per la gioventù. Che responsabilità avete come artisti riguardo tale argomento?
V: Per noi, siccome riteniamo che la nostra musica sia piena di ottimismo e speranza, nonostante io sia a conoscenza della situazione in cui si trova la gioventù, amici d’infanzia, vogliamo che chi partecipa ai nostri show, si senta il benvenuto come se si dovesse togliere il cappotto appena entrato in casa per poi vivere insieme, tramite la musica, un esperienza onesta e intensa con effetti positivi sull’anima. Un comizio politico è fuori luogo.

MN: Manca solo qualche ora prima che suoniate stasera?
V: Si, oggi a Belfast. In genere a quest’ora usciamo tutti: la band, road crew e amici vari per mangiare qualcosa, bere un bicchiere di vino o una birra. Dopo il viaggio notturno, si arriva al club nel pomeriggio, si sistema il palco, si fa il sound check ecc… Per cui questo è un momento di relax e ‘chill out’, almeno per me.

MN: Vinny, ti faccio qualche domande botta e risposta.
V: Ok.

MN: Phil Lynott o Bono?
V: Phil Lynott

MN: Guinness o Murphy’s?
V: Guinness

MN: Rugby or calcio?
V: Rugby

MN: Suonare ad un festival o nei club ?
V: Wow! Difficile. Oggi dico Club show.

MN: Migliore show che tu abbia mai visto?
V: Daft punk al Oxegen qualche anno fa. Recentemente direi i Foo Fighters.

MN: Miglior canzone del momento?
V: ‘Call me in the Afternoon’ dei Half Moon Run.

MN: Grazie davvero tanto Vinny. L’Italia vi aspetta a Milano.
V: Siamo veramente contenti di suonare finalmente in Italia. A presto, cheers!

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