Miley Cyrus è ancora in causa contro Michael May, il cantante giamaicano che nel 2013, con l’uscita della hit 'We Can't Stop', ha notato qualche somiglianza di troppo con la sua 'We Run Things', del 1988. Una rogna legale da 266 milioni e mezzo di euro (300 milioni di dollari).

Nella denuncia, sporta nel maggio del 2018, May accusa l’ex Hannah Montana di aver copiato le parole del suo ritornello 'We run things/ Things no run we', intonando 'We run things/ Things don’t run we'.

La difesa di Miley, tuttavia, ruota al fatto che la frase di per sé non è abbastanza originale da legittimare i diritti d’autore, dunque il plagio è infondato.

Mercoledì scorso, il magistrato giudice Robert Lehrburger ha raccomandato al giudice distrettuale Lewis Kaplan di respingere la richiesta dei legali della Cyrus di archiviare il caso. Ciò che può essere richiesto dal suo team, tuttavia, è di limitare i danni per via della mancata tempestività, da parte del cantante, di esercitare un’azione legale in modo corretto: inizialmente, infatti, il 49enne si era opposto alla vendita del brano 'We Can’t Stop' per motivi non specificati.

Entrambe le parti avranno l’opportunità di rispondere alle raccomandazioni del giudice Lehrburger prima del verdetto finale di Kaplan.

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