Il giudice distrettuale degli Stati Uniti William Martinez ha rigettato il caso di diffamazione aperto da David Mueller contro Taylor Swift.

Secondo il magistrato la cantante non può essere ritenuta responsabile del licenziamento del DJ, perché non l’ha licenziato in prima persona.

Lo showmen ha perso il lavoro dopo uno spettacolo della 27enne presso il Pepsi Center a Denver, in Colorado, nel 2013.

In seguito al licenziamento, Mueller ha citato Swift e sua madre Andrea per danni, chiedendo un compenso di 2 milioni 535mila euro: mossa a cui Taylor ha reagito, dichiarando assalto e percosse.

Dopo cinque giorni di testimonianza, la squadra legale della pop star ha sollecitato il giudice a concludere il dramma legale, perché Mueller non ha mai dimostrato che la denuncia della cantante è stata determinante nel suo licenziamento.

Durante la testimonianza dell’11 agosto, l'ex guardia del corpo di Swift, Greg Dent, ha dichiarato di aver visto Mueller mettere una mano sotto la gonna della cantante, ma non intervenne perché Taylor sembrava 'tranquilla'.

Mentre la Swift ha ammesso che 'solo cortesia e professionalità le hanno impedito di fare una scenata'. Ma una volta concluso l’evento, lei e sua madre Andrea, hanno deciso di riferire ai dirigenti della stazione radio di Denver, KYGO-FM il comportamento del DJ.

Nella sua testimonianza la 27enne ha dichiarato: 'È rimasto attaccato alla mia chiappa anche mentre mi allontanavo da lui, mi ha palpato per un sacco di tempo'.

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